E’ facile intuire che, affinché si possa chiedere l’anticipazione, prima si deve avere il diritto alla percezione. Vediamo punto per punto.
La Naspi, innanzitutto, rappresenta un’indennità mensile erogata dall’Inps a favore di alcuni ex dipendenti (in quanto ci sono delle eccezioni) che hanno perduto involontariamente il lavoro e quindi si trovano in stato di disoccupazione. In questa categoria rientrano anche i lavoratori a tempo determinato il cui contratto di lavoro è giunto alla scadenza naturale.
Una volta soddisfatta la condizione dello stato di disoccupazione, è necessario verificare il requisito contributivo, che deve essere di almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei 4 anni precedenti.
Tuttavia, occorre specificare che, a partire dal 01 gennaio 2025, se nei 12 mesi precedenti il lavoratore abbia presentato le dimissioni da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato (X), per ottenere la prestazione, deve aver maturato le 13 settimane di cui sopra con il nuovo rapporto che da luogo alla prestazione (Y). I due requisiti essenziali, in questo caso specifico, sono strettamente connessi.
La Naspi anticipata è la liquidazione totale dell’importo in modo anticipato e, se prima venisse liquidato in un unica rata, dal 01 gennaio 2026 esso viene erogato in due rate: il 70% viene accreditato subito (considerando i tempi dell’istruttoria) e il 30% dopo sei mesi, un periodo di attesa in vista dell’accertamento dello stato di disoccupazione. Si tratta di uno strumento pratico e vantaggioso, volto a incentivare chi intende avviare un’attività lavorativa propria, sviluppare a tempo pieno un’attività già avviata oppure sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale in rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione lavorativa da parte del socio.
L’iter da seguire è abbastanza intuitivo:
- Presentazione della domanda Naspi
- Avvio attività autonoma/impresa/sottoscrizione quote (con inizio attività)
- Entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività, si presenta la domanda di anticipazione della Naspi.
Per chi intende eseguire a tempo pieno un’attività precedentemente iniziata, il termine di 30 giorni si applica a partire dalla data di presentazione della domanda Naspi.
Si decade dal diritto alla Naspi anticipata qualora il beneficiario instauri un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo per il quale l’indennità sarebbe durata se fosse stata erogata mensilmente; in tale circostanza, l’intera somma dovrà essere restituita. NB: la cessazione dell’attività non costituisce causa di decadenza!
Sebbene l’indennità percepita anticipatamente sia, a tutti gli effetti, un reddito assimilabile al reddito da lavoro dipendente, assoggettato all’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche), essa, in virtù della natura ultrannuale e al fine di evitare che si sommi ai redditi ordinari, viene tassata separatamente e NON si indica nella dichiarazione dei redditi del contribuente. Nel caso specifico di sottoscrizione di una quota di capitale sociale e nel rispetto di alcuni requisiti, il reddito percepito non viene tassato affatto.
Quindi, l’imposizione dipende dalla destinazione della somma incassata.
Inps funge da sostituto d’imposta (colui che trattiene e versa le imposte al posto del contribuente), calcola quanto dovuto sull’importo percepito considerando le aliquote irpef vigenti, applica la ritenuta alla fonte sotto forma di tassazione provvisoria (il contribuente riceve l’indennità al netto delle imposte) e rilascia la Certificazione Unica.
Ulteriormente, con tempistiche che possono allungarsi fino a 3-4 anni, l’Agenzia delle Entrate procede con la liquidazione definitiva delle imposte, il che significa la determinazione di un’aliquota media prendendo in considerazione tutti i redditi del soggetto conseguiti nel quinquennio antecedente. Se emergono somme da versare (quasi sempre), viene comunicata al contribuente la richiesta di pagamento (senza sanzioni o interessi).
Fonte: sito Inps; Dpr. 917/1986
Aggiornamento febbraio 2026


